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	<description>Dal 1990 sempre al fianco per difendere e tutelare i diritti degli anziani.</description>
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		<title>L&#8217;anziano nelle strutture residenziali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 10:53:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Le recenti statistiche confermano che [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p>Le recenti statistiche confermano che la popolazione italiana, anche se meno velocemente degli ultimi anni, sta progressivamente invecchiando. Il numero di ultrasessantacinquenni conta ormai oltre 14 milioni di persone rappresentando un quarto della popolazione.  In aumento anche il numero dei “grandi vecchi” cioè di coloro che superano gli 80 anni. Sale di conseguenza il numero di anziani non più autosufficienti che hanno bisogno di assistenza continua spesso non più garantita direttamente dai familiari. Se i servizi sociosanitari non sono in grado di offrire una assistenza domiciliare adeguata a sostegno dei parenti nasce l’esigenza da parte di questi ultimi di rivolgersi ai servizi residenziali socio-sanitari. L’ingresso di un anziano in una casa di riposo o in una R.S.A. (Residenza Sanitaria Assistenziale) può rappresentare un grave evento traumatico perché spesso non viene effettuato per libera scelta ma per esigenze legate alla sua gestione familiare. I sensi di colpa derivanti da un profondo senso di abbandono nel ricoverare un parente in una casa di riposo sono molto comuni. Per affrontarli è importante accettare la realtà riconoscendo che, nonostante le buone intenzioni, spesso un figlio non può sostituire una assistenza professionale continua medica specialistica. La persona, interessata al ricovero, deve essere coinvolta nella scelta fatta condividendo i motivi legati alla decisione ed i vantaggi futuri da essa. Benefici derivanti da un senso di sicurezza generato sia dall’assistenza sanitaria giornaliera che da nuove occasioni di contatti sociali.  L’ascolto delle preoccupazioni dell’anziano è essenziale per giustificare che la scelta del ricovero è motivata dal desiderio familiare di un suo il miglioramento funzionale offerto da cure adeguate in un ambiente sicuro e socievole. E’ fondamentale saper comunicare alla persona che il ricovero non equivale ad un abbandono ma a una decisone finalizzata a garantire benessere e assistenza continua.  Rimane essenziale descrivere all’anziano le caratteristiche della struttura dove verrà accolto facendogliela visitare accompagnandolo in compagnia con un addetto del personale. La sua presentazione al Direttore Sanitario della struttura in compagnia dei familiari favorirà una accoglienza partecipata che aiuta a rompere il ghiaccio della burocrazia delle pratiche di ricovero.  La presenza di uno psicologo fornirà un supporto individuale e di inclusione nel gruppo degli altri ospiti. In primi giorni saranno i più impegnativi dal punto emotivo.  Sarà necessario un adattamento alla nuova vita di società che prevede dei tempi ritmati dalle esigenze di tutti i ricoverati, dalla distribuzione dei pasti alla somministrazione dei farmaci. La forzata mancanza del suo ambiente di vita, a cui era abituato, può generare confusione, rifiuto dei ritmi orari imposti e constatazione della perdita della propria libertà individuale. Di conseguenza ogni nuova situazione di vita si può trasformare in un evento stressante. La riduzione del proprio spazio personale, la rottura delle vecchie relazioni amicali, la socializzazione forzata con gli altri ospiti tutto può contribuire a creare ansia, depressione e disturbi del sonno. In relazione al proprio spazio personale è importante per l’ospite poterlo caratterizzare esponendo le sue fotografie e i piccoli ricordi. Le strutture di accoglienza offrono attività ricreative e culturali, preferibilmente sempre in gruppo, che stimolano la mente e la socializzazione. Tali occupazioni tendono a favorire il senso di appartenenza in queste piccole comunità che tendono a diventare una seconda famiglia per molti ospiti creando nuove amicizie e nuovi affetti.</p>



<p></p>
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		<title>La sapienza degli anziani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 15:51:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[di Maura Ianni (Docente di Psicologia Generale presso l'Università Tor Vergata di Roma e Psicoanalista) Nell’era tecnologica e globalizzata gli anziani si [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img decoding="async" width="1024" height="726" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1-1024x726.png" alt="" class="wp-image-13621" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1-1024x726.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1-300x213.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1-768x545.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1-1536x1090.png 1536w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1-650x461.png 650w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo-1.png 1748w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Maura Ianni</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">  (Docente di Psicologia Generale presso l'Università Tor Vergata di Roma e Psicoanalista)</pre>



<p>Nell’era tecnologica e globalizzata gli anziani si trovano spaesati nei meandri della moltitudine di stimoli che corrono veloce e che non danno loro il tempo di poter comprendere come utilizzarli al meglio. Lo scambio intergenerazionale in questa epoca diviene, ancor più rispetto al passato, un elemento fondamentale per chi non è nativo digitale. L’alfabetizzazione digitale per le persone anziane è fondamentale quando parliamo di cittadinanza attiva in quanto permette loro di essere al passo con i tempi e poter usufruire di una serie di vantaggi che la tecnologia mette a loro servizio. </p>



<p>Al fianco dell’alfabetizzazione digitale però non possiamo non mettere la trasmissione del patrimonio di esperienze di cui gli anziani sono custodi e che rappresenta elemento fondamentale per una buona crescita delle generazioni future. La storia, la tradizione, il folklore di un popolo è elemento che va tramandato di generazione in generazione al fine di mantenere viva l’identità sociale. Identità che rappresenta la radice che tiene viva l’umanità anche quando lo scorrere veloce del tempo sembra dare agli esseri umani l’illusione di non aver più bisogno di ciò che è stato. Conoscere il passato è fondamentale per vivere il presente e costruire un futuro migliore. Fare tesoro delle esperienze è elemento indispensabile per fare meglio, per non ripetere gli errori commessi, per cercare di costruire società sempre più attente ai valori fondamentali di cui l’umanità ha vitale importanza per la propria sopravvivenza. Valori come il rispetto, la condivisione, la difesa dei diritti e la valorizzazione dei doveri fanno di una comunità una realtà basata sulla difesa dei diritti fondamentali. Diritti fondamentali che le persone anziane riescono a tramettere con la forza dell’esperienza e con la determinazione della consapevolezza che i veri valori non stanno in ciò che hai ma in ciò che sei.</p>



<p>La sapienza dell’anziano è sapienza di esperienza ed è il valore più prezioso che possono tramettere alle generazioni native digitali immerse in un mondo usa e getta e tutto e subito. Esperienze di vita che rappresentano un patrimonio fondamentale oggi in un’epoca “virtuale” in cui la confusione emotiva sembra dominare le menti che non riescono a districarsi tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che vero e ciò che è falso. Falso è il mito dell’apparenza che ci impone di essere sempre al top demonizzando le paure, i limiti, le difficoltà. Falsa è la cultura dell’illusione che tutto è possibile anche senza sacrificio perché come ci ricorda Mahatma Gandhi, “la conclusione logica del sacrificio di sé è che l’individuo si sacrifica per la comunità, la comunità si sacrifica per il distretto, il distretto per la provincia, la provincia per la nazione, e la nazione per il mondo.”</p>
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