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	<title>prevenzione &#8211; AdaNazionale</title>
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		<title>Lo stress nel lavoro di cura. Il Burnout</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 13:27:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Uno degli ambiti psicosociali dello [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p>Uno degli ambiti psicosociali dello stress più studiati è quello che si riferisce alle professioni sanitarie. Il lavoro umano non è mai in modo esclusivo semplice produzione di “cose”. Questa considerazione è particolarmente evidente nel campo terapeutico ed assistenziale. Si presenta, infatti, principalmente come un insieme di prodotti/servizi, di lavorazioni/processi che si intrecciano con le aree maggiormente<br>problematiche della soggettività umana, con i vissuti dolorosi del limite e dell’incertezza, con il timore della malattia e della morte. Sofferenze psichiche e somatiche mobilitano nei pazienti la circolazione di istanze emotive primarie e di richieste regressive, evocando nel personale di cura sentimenti di livello<br>simmetricamente profondo. Il “mestiere di curare” non può prescindere dalla relazione tra persone, tra chi richiede e chi offre aiuto. Per vivere e lavorare sufficientemente bene e per provvedere per quanto possibile al benessere degli altri, occorre che infermieri, medici, psicologi e le altre figure sanitarie abbiano prima di tutto cura di sé stessi. È necessario quindi che l’operatore sia formato appositamente per riconoscere e gestire tutte quelle istanze emozionali spesso ambivalenti che emergono dal contatto, a volte frustrante, con la sofferenza dell’altro, mettendolo in grado di gestire i sentimenti che ne derivano e non esserne travolto. Freudemberg (1974) utilizza per la prima volta in ambito sociosanitario, riferendosi allo stress lavorativo, il termine Burnout (bruciato, scoppiato). Con tale espressione si indica una condizione di esaurimento fisico ed emotivo, riscontrata tra gli operatori impegnati in professioni di aiuto, determinata dalla tensione emotiva cronica creata dal contatto e dall’impegno continuo ed intenso con le persone malate e le loro sofferenze. Ne deriva un senso di impotenza dovuta alla convinzione di non poter far nulla per modificare la situazione. Questa condizione può portare ad un esaurimento delle energie psicofisiche da parte degli operatori generando diverse manifestazioni:<br>a) Sintomi fisici quali fatica, mal di testa, disturbi intestinali, insonnia, uso eccessivo di farmaci.<br>b) Sintomi psicologici quali senso di colpa, negativismo, depressione, alterazioni dell’umore, scarsa<br>fiducia in sé stessi, scarsa empatia e capacità d’ascolto.<br>c) Reazioni comportamentali sul luogo di lavoro quali litigi, assenze o ritardi frequenti:<br>d) Cambiamenti di comportamento nei confronti dei pazienti, cinismo, spersonalizzazione dei<br>rapporti.<br>e) Tensioni in famiglia<br>Non esiste una terapia specifica realmente efficace per un quadro di manifesto burnout. L’unica<br>soluzione per evitarlo o attenuarlo è la prevenzione. L’azione va attuata a diversi livelli:<br>a) Organizzativo Istituzionale: lavorando sulle discrepanze fra l’individuo e l’organizzazione quali il<br>sovraccarico di lavoro/carico di lavoro sostenibile, remunerazione insufficiente/riconoscimento e<br>ricompensa, crollo del senso di appartenenza comunitario/senso di appartenenza ad una comunità.<br>Bisogna promuovere i valori umani all’interno del contesto lavorativo e creare un sistema che si<br>occupi di risolvere i conflitti di valori nelle organizzazioni. Questo potrà accadere quando si<br>diffonderà la consapevolezza che il burnout è non solo un costo emotivo per le persone colpite ma<br>anche un costo economico e di efficienza per le organizzazioni. È importante inoltre, nella gestione<br>quotidiana del “mestiere del curare”, evitare l’ipercoivolgimento del singolo modulando la distanza<br>tra operatore ed utente favorendo il lavoro di equipe quale fattore protettivo nei confronti del<br>burnout.</p>



<p>b) Personale. Nelle professioni di aiuto l’operatore è obbligato a confrontarsi con tutti gli avvenimenti<br>della vita umana. È necessario che il soggetto sappia mantenere distinto il suo coinvolgimento<br>emotivo legato al lavoro da quello relativo la propria vita privata. A livello istituzionale la<br>prevenzione del burnout deve quindi prevedere la creazione di strutture di sostegno all’interno<br>dell’equipe lavorativa. Se vi è uno sbilanciamento di energie investite tra la vita privata quotidiana e<br>il mondo del lavoro e se soprattutto manca una reale rete affettiva non avviene il necessario<br>rifornimento energetico per affrontare lo stress lavorativo. Risulta quindi essenziale avere un forte<br>sostegno familiare ed una adeguata e positiva rete relazione lavorativa.</p>



<p></p>
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		<title>Le vacanze</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/le-vacanze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 07:26:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Con l’arrivo dell’estate per numerose [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p>Con l’arrivo dell’estate per numerose famiglie si presenta il momento di andare in vacanza con i propri cari evitando loro di i vivere un periodo di solitudine. Sarà questa una occasione per condividere assieme quel periodo di serenità e di relax che la vita di tutti i giorni spesso non concede. Per questo motivo è necessaria una buona pianificazione dei giorni da passare insieme partendo dalla scelta comune della meta del soggiorno e delle attività da svolgere. Quando si decide di partire con un anziano con abitudini spesso sedentarie è bene porre attenzione su molti aspetti fondamentali quali l’età, le patologie in atto e non per ultimo gli interessi personali e le preferenze quali mare o montagna. Un periodo di divertimento e riposo non può che giovare al corpo e alla psiche dei nostri cari. E’ necessario però non alterare i loro ritmi di vita e le loro abitudini provocando ansia e stress. Dalla troppa esposizione al sole sulla spiaggia o alle lunghe passeggiate in montagna tutto dovrà essere monitorato costantemente. Ad esempio è importante riconoscere i primi sintomi della disidratazione prevenendola con una nutrizione sana e leggera. Gli anziani spesso non riconoscono lo stimolo della sete e questa situazione può portare a dei danni alla circolazione sanguigna con pericolosi cali di pressione. Molta acqua, pasti leggeri, molta frutta e verdura e se necessari integratori di magnesio e potassio, garantiscono una sana alimentazione. La vacanza deve essere vissuta all’insegna della serenità e della tranquillità. E’ fondamentale quindi includere i nostri cari nelle attività scelte con grande equilibrio senza tempi forzati, condividendo le passeggiate, i bagni al mare, i giochi delle carte e le chiacchere attorno ad un tavolo all’ombra di un albero. Dobbiamo tutti, nonni, figli e nipoti approfittare di questo spazio e tempo condiviso caricandoci di emozioni positive pensando ai lunghi silenzi comunicativi invernali quando, ognuno con i propri problemi chi di lavoro, chi di scuola e chi di salute, saremo distratti dalle preoccupazioni giornaliere dimenticandoci delle nostre relazioni familiari. BUONE VACANZE A TUTTI !!</p>



<p></p>
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		<title>La politerapia</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/la-politerapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 12:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Con il termine politerapia ci si riferisce [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="726" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25.png" alt="" class="wp-image-14546" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25-300x213.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25-768x545.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25-650x461.png 650w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p>Con il termine politerapia ci si riferisce all’assunzione da parte di un paziente di più farmaci con principi attivi differenti nella stessa giornata. Le statistiche affermano che attualmente in Italia 2 over 65 su 3 prendono ogni giorno almeno 5 farmaci con diversi principi attivi ed 1 over 75 su 4 (oltre 3,5 milioni di persone) ne assumono almeno 10. Si definisce multimorbosità la presenza in un singolo paziente di due o più malattie croniche come l’osteoporosi, il diabete o le cardiopatie. La multimorbosità è quasi sempre associata ad una ridotta qualità della vita e ad un alto tasso di reazioni avverse ai farmaci che possono portare spesso a ricoveri gravi e non programmati. La politerapia può portare a problemi di scarsa aderenza alle prescrizioni mediche, alla confusione tra i vari farmaci da assumere, e alla ridotta efficacia degli stessi se assunti in orari sbagliati. Quando viene prescritta una politerapia a degli over 70 è obbligo da parte dei sanitari prevenire la conseguenze derivanti dalle difficoltà che possono avere alcuni anziani nella gestione dei farmaci.<br>La terapia potrebbe, ad esempio, non essere eseguita correttamente a causa di un’errata auto somministrazione. Le cause possono essere molteplici: confusione causata dalle scatole dei farmaci simili per forma e colore, nome dei medicinali quasi uguali, pasticche piccolissime che si possono confondere, bugiardini incomprensibili, blister con troppe pillole. Una recente indagine condotta dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) ha coinvolto 1500 soggetti con più di 75 anni. Il campione intervistato telefonicamente è stato composto da persone che seguivano una terapia con almeno uno o più medicinali. In sei casi su dieci soffrivano di due o più malattie mentre uno su tre di almeno una patologia. In base ai dati raccolti è risultato che circa la metà degli over 75 sbagliava dosi e terapia. Nella maggior parte dei casi gli anziani si sono lamentati di non avere a disposizione medicinali facili da riconoscere con nomi chiari e foglietti illustrativi semplici. I geriatri affermano che dai loro accertamenti il 45% degli anziani assume farmaci in maniera inappropriata per il colesterolo alto e la gestione di malattie quali diabete, scompenso cardiaco o ictus. Questo problema nel nostro Paese non può essere sottovalutato se si considera che una persona su 5 ha un’età superiore ai 65 anni, mentre una su 20 supera gli 80. Purtroppo con l’aumentare dell’età si è più soggetti ad una serie di malattie legate all’invecchiamento: il 14% degli over 65 soffre di diabete, il 40,8% di pressione alta, il 56% di malattie reumatiche, il 18,8 di osteoporosi, il 20% di difficoltà respiratorie croniche. Soffrono di Alzheimer il 7% degli over 65 ed il 30 % degli 80enni. Il 3% degli over 70 ha il morbo di Parkinson. Questi dati fanno comprendere come sia alto il consumo di medicinali in Italia e come sia facile per un anziano non assistito assumerli in maniera errata. Sempre la SIGG (Società Italiana Gerontologia e Geriatria) suggerisce semplici regole per la corretta assunzione dei farmaci:<br>&#8211; Tenere una lista aggiornata di tutti i farmaci in uso prescritti sia dal medico di medicina generale che dallo specialista compresi quelli da banco acquistabili senza ricetta;<br>&#8211; Essere consapevoli della cura che si sta facendo: assicurarsi di aver capito per quale malattia o disturbo si sta assumendo un farmaco e come va assunto;<br>&#8211; Informare il proprio medico di tutti i farmaci che si assumono compresi gli integratori;<br>&#8211; Farsi aiutare nella gestione della terapia coinvolgendo un familiare o un caregiver per ricordare gli orari e la modalità di assunzione dei farmaci;<br>&#8211; Evitare il fai da te variando la posologia o interrompendo la cura;<br>&#8211; Farsi aiutare dagli strumenti che possono facilitare la corretta assunzione dei medicinali quali app sul cellulare o portapillole organizzati per le dosi giornaliere o settimanali;<br>&#8211; Prestare attenzione alle possibili interazioni tra farmaci e cibo raccomandate dal medico e sulle indicazioni ricevute sulla modalità di assunzione quali a digiuno, prima o dopo i pasti;<br>&#8211; Per qualsiasi dubbio non esitare a chiamare sempre il proprio medico curante.</p>
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		<title>I Caffè Alzheimer</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/i-caffe-alzheimer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 16:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) La malattia di Alzheimer è la forma [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="726" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-1024x726.png" alt="" class="wp-image-13635" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-1024x726.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-300x213.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-768x545.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-1536x1090.png 1536w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-650x461.png 650w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1.png 1748w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p class="has-text-align-left">La malattia di Alzheimer è la forma più comune di degenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio presenile. L’OMS certifica che oltre 55 milioni di persone convivono con questa patologia che rappresenta una delle principali cause di non autosufficienza tra gli anziani. Nel report della Lancet Commission pubblicato nel 2024 conclude che circa il 50% dei casi di Alzheimer potrebbe essere evitato agendo a livello preventivo su 14 fattori di rischio quali ipoacusie, bassa istruzione, depressione, perdita della vista, inattività fisica, diabete, abuso di alcool, ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, obesità, traumi cranici, inquinamento atmosferico ed isolamento sociale. </p>



<p>In Italia, secondo l’Osservatorio Demenze, i malati di Alzheimer sono circa 600.000, coinvolgendo nel loro sostegno circa 3.000.000 di persone. La ricerca medica sviluppa nuove terapie lavorando principalmente sull’individuazione dei marcatori della malattia che permettono di effettuare diagnosi precoci. Una particolare attenzione va riservata al sostegno da fornire alle famiglie. Pesa su di loro un costo sociale elevato, mancando punti di riferimento sul territorio nazionale, ad eccezione di quelli sostenuti dalle associazioni dei pazienti. In riferimento al problema sociale sono nati da qualche anno, e stanno crescendo costantemente di numero, centri di aggregazione per problemi legati alla malattia denominati “Caffè Alzheimer”. I locali sono generalmente ospitati in centri sociali, in parrocchie, in circoli culturali o sedi di associazioni di volontariato. L’accesso è libero e può essere promosso attraverso i servizi socio sanitari delle Asl. I “Caffè Alzheimer” nascono come centri nei quali è possibile promuovere e coordinare attività socio-sanitarie per condividere i problemi derivanti dalla malattia alleviando il peso dell’assistenza h24 per i familiari. I lavori svolti variano dall’attività fisica quali la ginnastica dolce, yoga, thai ci, a quelli ricreativi quali disegno, pittura, teatro e musica. Nelle strutture inoltre gli psichiatri ed i psicologi svolgono con i pazienti attività mirate al potenziamento cognitivo valutando gli eventuali miglioramenti e modulando le terapie alle condizioni del singolo. </p>



<p>Questa attività terapeutica dimostra come i centri non svolgano una semplice attività di parcheggio dei pazienti ma contribuiscano alla loro cura diminuendo i sintomi depressivi sia per il malato che per i parenti che li assistono. &nbsp;I “Caffè Alzheimer” sono nati nel nord Europa negli anni 80 del Novecento e sono iniziati ad attivarsi in Italia nel 2008 su iniziativa del professor Marco Trabucchi. Attualmente in Italia sono presenti 50 “Caffè Alzheimer”. Essendo i costi della gestione strutturale non molto alti, attingendo al Fondo Alzheimer nazionale e al Fondo Sanitario in breve tempo si potrebbe arrivare a istituirne una decina a regione. Ultimamente per avere fondi per la loro costituzione la Fondazione Maratona Alzheimer ha scritto alla Presidente del Consiglio sollecitandola ad inserire i “Caffè Alzheimer” nella rete dei servizi territoriali e sanitari. Le associazioni di volontariato, per la loro conoscenza del territorio dove operano, possono essere gli attori principali utili ad incrementare la loro presenza in Italia.</p>
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		<title>Chiusura del Corso  &#8220;Caregiver Familiare&#8221;</title>
		<link>https://adanazionale.it/archivio-2019/caregiver-familiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2018 09:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archivio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblichiamo la locandina di invito al Convegno &#8220;La famiglia e la cura:percorsi di assistenza domestica&#8221;, che si è svolto lo scorso 24 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="immagineArticolo wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="780" height="406" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/08/caregivers.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/08/caregivers.jpg 780w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/08/caregivers-300x156.jpg 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/08/caregivers-768x400.jpg 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/08/caregivers-650x338.jpg 650w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></figure>

<p>Pubblichiamo la locandina di invito al Convegno &#8220;La famiglia e la cura:percorsi di assistenza domestica&#8221;, che si è svolto lo scorso 24 Aprile presso l&#8217;Istituto Immacolata di Galatina (Le).</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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