<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>salute &#8211; AdaNazionale</title>
	<atom:link href="https://adanazionale.it/tag/salute/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://adanazionale.it</link>
	<description>Dal 1990 sempre al fianco per difendere e tutelare i diritti degli anziani.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Jan 2026 14:14:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>L&#8217;anziano nelle strutture residenziali</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/lanziano-nelle-strutture-residenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 10:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[rsa]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[struttureresidenziali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://adanazionale.it/?p=15085</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Le recenti statistiche confermano che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-15086" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa-1024x1024.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa-300x300.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa-150x150.png 150w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa-768x768.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa-650x650.png 650w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2026/01/rsa.png 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p class="wp-block-paragraph">Le recenti statistiche confermano che la popolazione italiana, anche se meno velocemente degli ultimi anni, sta progressivamente invecchiando. Il numero di ultrasessantacinquenni conta ormai oltre 14 milioni di persone rappresentando un quarto della popolazione.  In aumento anche il numero dei “grandi vecchi” cioè di coloro che superano gli 80 anni. Sale di conseguenza il numero di anziani non più autosufficienti che hanno bisogno di assistenza continua spesso non più garantita direttamente dai familiari. Se i servizi sociosanitari non sono in grado di offrire una assistenza domiciliare adeguata a sostegno dei parenti nasce l’esigenza da parte di questi ultimi di rivolgersi ai servizi residenziali socio-sanitari. L’ingresso di un anziano in una casa di riposo o in una R.S.A. (Residenza Sanitaria Assistenziale) può rappresentare un grave evento traumatico perché spesso non viene effettuato per libera scelta ma per esigenze legate alla sua gestione familiare. I sensi di colpa derivanti da un profondo senso di abbandono nel ricoverare un parente in una casa di riposo sono molto comuni. Per affrontarli è importante accettare la realtà riconoscendo che, nonostante le buone intenzioni, spesso un figlio non può sostituire una assistenza professionale continua medica specialistica. La persona, interessata al ricovero, deve essere coinvolta nella scelta fatta condividendo i motivi legati alla decisione ed i vantaggi futuri da essa. Benefici derivanti da un senso di sicurezza generato sia dall’assistenza sanitaria giornaliera che da nuove occasioni di contatti sociali.  L’ascolto delle preoccupazioni dell’anziano è essenziale per giustificare che la scelta del ricovero è motivata dal desiderio familiare di un suo il miglioramento funzionale offerto da cure adeguate in un ambiente sicuro e socievole. E’ fondamentale saper comunicare alla persona che il ricovero non equivale ad un abbandono ma a una decisone finalizzata a garantire benessere e assistenza continua.  Rimane essenziale descrivere all’anziano le caratteristiche della struttura dove verrà accolto facendogliela visitare accompagnandolo in compagnia con un addetto del personale. La sua presentazione al Direttore Sanitario della struttura in compagnia dei familiari favorirà una accoglienza partecipata che aiuta a rompere il ghiaccio della burocrazia delle pratiche di ricovero.  La presenza di uno psicologo fornirà un supporto individuale e di inclusione nel gruppo degli altri ospiti. In primi giorni saranno i più impegnativi dal punto emotivo.  Sarà necessario un adattamento alla nuova vita di società che prevede dei tempi ritmati dalle esigenze di tutti i ricoverati, dalla distribuzione dei pasti alla somministrazione dei farmaci. La forzata mancanza del suo ambiente di vita, a cui era abituato, può generare confusione, rifiuto dei ritmi orari imposti e constatazione della perdita della propria libertà individuale. Di conseguenza ogni nuova situazione di vita si può trasformare in un evento stressante. La riduzione del proprio spazio personale, la rottura delle vecchie relazioni amicali, la socializzazione forzata con gli altri ospiti tutto può contribuire a creare ansia, depressione e disturbi del sonno. In relazione al proprio spazio personale è importante per l’ospite poterlo caratterizzare esponendo le sue fotografie e i piccoli ricordi. Le strutture di accoglienza offrono attività ricreative e culturali, preferibilmente sempre in gruppo, che stimolano la mente e la socializzazione. Tali occupazioni tendono a favorire il senso di appartenenza in queste piccole comunità che tendono a diventare una seconda famiglia per molti ospiti creando nuove amicizie e nuovi affetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo stress nel lavoro di cura. Il Burnout</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/lo-stress-nel-lavoro-di-cura-il-burnout/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 13:27:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[stanchezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://adanazionale.it/?p=14924</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Uno degli ambiti psicosociali dello [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-14925" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-1024x1024.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-300x300.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-150x150.png 150w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-768x768.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-1536x1536.png 1536w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10-650x650.png 650w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo-10.png 1654w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli ambiti psicosociali dello stress più studiati è quello che si riferisce alle professioni sanitarie. Il lavoro umano non è mai in modo esclusivo semplice produzione di “cose”. Questa considerazione è particolarmente evidente nel campo terapeutico ed assistenziale. Si presenta, infatti, principalmente come un insieme di prodotti/servizi, di lavorazioni/processi che si intrecciano con le aree maggiormente<br>problematiche della soggettività umana, con i vissuti dolorosi del limite e dell’incertezza, con il timore della malattia e della morte. Sofferenze psichiche e somatiche mobilitano nei pazienti la circolazione di istanze emotive primarie e di richieste regressive, evocando nel personale di cura sentimenti di livello<br>simmetricamente profondo. Il “mestiere di curare” non può prescindere dalla relazione tra persone, tra chi richiede e chi offre aiuto. Per vivere e lavorare sufficientemente bene e per provvedere per quanto possibile al benessere degli altri, occorre che infermieri, medici, psicologi e le altre figure sanitarie abbiano prima di tutto cura di sé stessi. È necessario quindi che l’operatore sia formato appositamente per riconoscere e gestire tutte quelle istanze emozionali spesso ambivalenti che emergono dal contatto, a volte frustrante, con la sofferenza dell’altro, mettendolo in grado di gestire i sentimenti che ne derivano e non esserne travolto. Freudemberg (1974) utilizza per la prima volta in ambito sociosanitario, riferendosi allo stress lavorativo, il termine Burnout (bruciato, scoppiato). Con tale espressione si indica una condizione di esaurimento fisico ed emotivo, riscontrata tra gli operatori impegnati in professioni di aiuto, determinata dalla tensione emotiva cronica creata dal contatto e dall’impegno continuo ed intenso con le persone malate e le loro sofferenze. Ne deriva un senso di impotenza dovuta alla convinzione di non poter far nulla per modificare la situazione. Questa condizione può portare ad un esaurimento delle energie psicofisiche da parte degli operatori generando diverse manifestazioni:<br>a) Sintomi fisici quali fatica, mal di testa, disturbi intestinali, insonnia, uso eccessivo di farmaci.<br>b) Sintomi psicologici quali senso di colpa, negativismo, depressione, alterazioni dell’umore, scarsa<br>fiducia in sé stessi, scarsa empatia e capacità d’ascolto.<br>c) Reazioni comportamentali sul luogo di lavoro quali litigi, assenze o ritardi frequenti:<br>d) Cambiamenti di comportamento nei confronti dei pazienti, cinismo, spersonalizzazione dei<br>rapporti.<br>e) Tensioni in famiglia<br>Non esiste una terapia specifica realmente efficace per un quadro di manifesto burnout. L’unica<br>soluzione per evitarlo o attenuarlo è la prevenzione. L’azione va attuata a diversi livelli:<br>a) Organizzativo Istituzionale: lavorando sulle discrepanze fra l’individuo e l’organizzazione quali il<br>sovraccarico di lavoro/carico di lavoro sostenibile, remunerazione insufficiente/riconoscimento e<br>ricompensa, crollo del senso di appartenenza comunitario/senso di appartenenza ad una comunità.<br>Bisogna promuovere i valori umani all’interno del contesto lavorativo e creare un sistema che si<br>occupi di risolvere i conflitti di valori nelle organizzazioni. Questo potrà accadere quando si<br>diffonderà la consapevolezza che il burnout è non solo un costo emotivo per le persone colpite ma<br>anche un costo economico e di efficienza per le organizzazioni. È importante inoltre, nella gestione<br>quotidiana del “mestiere del curare”, evitare l’ipercoivolgimento del singolo modulando la distanza<br>tra operatore ed utente favorendo il lavoro di equipe quale fattore protettivo nei confronti del<br>burnout.</p>



<p class="wp-block-paragraph">b) Personale. Nelle professioni di aiuto l’operatore è obbligato a confrontarsi con tutti gli avvenimenti<br>della vita umana. È necessario che il soggetto sappia mantenere distinto il suo coinvolgimento<br>emotivo legato al lavoro da quello relativo la propria vita privata. A livello istituzionale la<br>prevenzione del burnout deve quindi prevedere la creazione di strutture di sostegno all’interno<br>dell’equipe lavorativa. Se vi è uno sbilanciamento di energie investite tra la vita privata quotidiana e<br>il mondo del lavoro e se soprattutto manca una reale rete affettiva non avviene il necessario<br>rifornimento energetico per affrontare lo stress lavorativo. Risulta quindi essenziale avere un forte<br>sostegno familiare ed una adeguata e positiva rete relazione lavorativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le cure palliative</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/le-cure-palliative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 12:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[curepalliative]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
		<category><![CDATA[terza età]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://adanazionale.it/?p=14848</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Per “cure palliative” si intende [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="726" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/07/Progetto-senza-titolo29.png" alt="" class="wp-image-14849" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/07/Progetto-senza-titolo29.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/07/Progetto-senza-titolo29-300x213.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/07/Progetto-senza-titolo29-768x545.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/07/Progetto-senza-titolo29-650x461.png 650w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Psicoterapeuta e Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p class="wp-block-paragraph">Per “cure palliative” si intende “l’insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia<br>alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da una inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici”. (Articolo 2 Legge 15 marzo 2010 n.38.) Nello stesso articolo viene definita la “terapia del dolore” come l’insieme di interventi diagnostici e terapeutici volti ad individuare e applicare alle forme morbose croniche idonee e appropriate terapie farmacologiche, chirurgiche, strumentali, psicologiche e riabilitative tra loro variamente integrate, allo scopo di elaborare idonei percorsi diagnostico-terapeutici per la soppressione ed il controllo del dolore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) definisce le cure palliative come un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie, che si trovano ad affrontare problematiche associate a malattie inguaribili attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza, per mezzo di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicologica e sociale. Queste terapie non accelerano ne ritardano la morte e non hanno nulla a che vedere con l’accanimento terapeutico o con l’eutanasia. Provvedono al sollievo del dolore integrando aspetti sanitari e psicologici offrendo anche un sistema di sostegno alla famiglia sia durante la malattia sia durante il lutto. Hanno diritto alle cure palliative i malati di tutte le età colpiti da una qualunque malattia inguaribile in fase avanzata (non solo il cancro). Sono un diritto e sono gratuite. Possono essere effettuate a seconda dei casi presso la propria abitazione, in ospedale o in strutture residenziali specializzate per la terapia del dolore e per il trattamento dei malati terminali denominati “Hospice”. Qui lavorano, strettamente in equipe, medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, e personale volontario. Si accede alle cure tramite una richiesta da inviare alla rete locale delle cure palliative da parte del medico di famiglia o dei medici specialisti ospedalieri. Ricordiamo che il malato ha sempre il diritto ad un’informazione completa sulle sue condizioni di salute e sul decorso della malattia. Tuttavia, nel caso il paziente non volesse essere informato il suo desiderio dovrà essere rispettato. Queste terapie non hanno come scopo la risoluzione della malattia ma si adoperano per il controllo dei sintomi e della sofferenza globale del paziente intesa come sofferenza fisica, psichica e relazionale. In quest’ottica, quella che viene definita la “Pianificazione condivisa delle cure” è espressione di un percorso di dialogo tra pazienti, familiari e medici in un contesto di reciproco rispetto finalizzato al raggiungimento di una piena pianificazione delle terapie condivisa con il malato. Le cure palliative non possono non tener conto della terapia del dolore che molto spesso si associa alla cura della persona nell’ultimo stadio della sua vita. Vengono usati sia metodi farmacologi contro il dolore che non farmacologici di supporto quali agopuntura, massaggio, fisioterapia e supporto psicologico. Il dolore è infatti tra tutti i sintomi quello che più angoscia il malato e i suoi familiari. I farmaci più utilizzati sono i cosiddetti oppioidi, derivati dall’oppio, molto efficaci nel controllare il dolore soprattutto quando è molto intenso nelle fasi acute e croniche. Le organizzazioni Non Profit e gli Enti del Terzo Settore per prime si sono occupate delle cure palliative sollecitando l’approvazione della legge n.38/1 del 15 marzo del 2010. Importante in questo campo risulta essere il ruolo del volontariato che offre al malato e ai suoi familiari una relazione di aiuto gratuita, caratterizzata da ascolto e condivisione emotiva consentendo, con iniziative pratiche di supporto alla famiglia, qualche ora di sollievo ai parenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La politerapia</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/la-politerapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 12:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[terza età]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://adanazionale.it/?p=14545</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) Con il termine politerapia ci si riferisce [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="726" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25.png" alt="" class="wp-image-14546" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25-300x213.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25-768x545.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/04/Progetto-senza-titolo25-650x461.png 650w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p class="wp-block-paragraph">Con il termine politerapia ci si riferisce all’assunzione da parte di un paziente di più farmaci con principi attivi differenti nella stessa giornata. Le statistiche affermano che attualmente in Italia 2 over 65 su 3 prendono ogni giorno almeno 5 farmaci con diversi principi attivi ed 1 over 75 su 4 (oltre 3,5 milioni di persone) ne assumono almeno 10. Si definisce multimorbosità la presenza in un singolo paziente di due o più malattie croniche come l’osteoporosi, il diabete o le cardiopatie. La multimorbosità è quasi sempre associata ad una ridotta qualità della vita e ad un alto tasso di reazioni avverse ai farmaci che possono portare spesso a ricoveri gravi e non programmati. La politerapia può portare a problemi di scarsa aderenza alle prescrizioni mediche, alla confusione tra i vari farmaci da assumere, e alla ridotta efficacia degli stessi se assunti in orari sbagliati. Quando viene prescritta una politerapia a degli over 70 è obbligo da parte dei sanitari prevenire la conseguenze derivanti dalle difficoltà che possono avere alcuni anziani nella gestione dei farmaci.<br>La terapia potrebbe, ad esempio, non essere eseguita correttamente a causa di un’errata auto somministrazione. Le cause possono essere molteplici: confusione causata dalle scatole dei farmaci simili per forma e colore, nome dei medicinali quasi uguali, pasticche piccolissime che si possono confondere, bugiardini incomprensibili, blister con troppe pillole. Una recente indagine condotta dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) ha coinvolto 1500 soggetti con più di 75 anni. Il campione intervistato telefonicamente è stato composto da persone che seguivano una terapia con almeno uno o più medicinali. In sei casi su dieci soffrivano di due o più malattie mentre uno su tre di almeno una patologia. In base ai dati raccolti è risultato che circa la metà degli over 75 sbagliava dosi e terapia. Nella maggior parte dei casi gli anziani si sono lamentati di non avere a disposizione medicinali facili da riconoscere con nomi chiari e foglietti illustrativi semplici. I geriatri affermano che dai loro accertamenti il 45% degli anziani assume farmaci in maniera inappropriata per il colesterolo alto e la gestione di malattie quali diabete, scompenso cardiaco o ictus. Questo problema nel nostro Paese non può essere sottovalutato se si considera che una persona su 5 ha un’età superiore ai 65 anni, mentre una su 20 supera gli 80. Purtroppo con l’aumentare dell’età si è più soggetti ad una serie di malattie legate all’invecchiamento: il 14% degli over 65 soffre di diabete, il 40,8% di pressione alta, il 56% di malattie reumatiche, il 18,8 di osteoporosi, il 20% di difficoltà respiratorie croniche. Soffrono di Alzheimer il 7% degli over 65 ed il 30 % degli 80enni. Il 3% degli over 70 ha il morbo di Parkinson. Questi dati fanno comprendere come sia alto il consumo di medicinali in Italia e come sia facile per un anziano non assistito assumerli in maniera errata. Sempre la SIGG (Società Italiana Gerontologia e Geriatria) suggerisce semplici regole per la corretta assunzione dei farmaci:<br>&#8211; Tenere una lista aggiornata di tutti i farmaci in uso prescritti sia dal medico di medicina generale che dallo specialista compresi quelli da banco acquistabili senza ricetta;<br>&#8211; Essere consapevoli della cura che si sta facendo: assicurarsi di aver capito per quale malattia o disturbo si sta assumendo un farmaco e come va assunto;<br>&#8211; Informare il proprio medico di tutti i farmaci che si assumono compresi gli integratori;<br>&#8211; Farsi aiutare nella gestione della terapia coinvolgendo un familiare o un caregiver per ricordare gli orari e la modalità di assunzione dei farmaci;<br>&#8211; Evitare il fai da te variando la posologia o interrompendo la cura;<br>&#8211; Farsi aiutare dagli strumenti che possono facilitare la corretta assunzione dei medicinali quali app sul cellulare o portapillole organizzati per le dosi giornaliere o settimanali;<br>&#8211; Prestare attenzione alle possibili interazioni tra farmaci e cibo raccomandate dal medico e sulle indicazioni ricevute sulla modalità di assunzione quali a digiuno, prima o dopo i pasti;<br>&#8211; Per qualsiasi dubbio non esitare a chiamare sempre il proprio medico curante.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Caffè Alzheimer</title>
		<link>https://adanazionale.it/tendenze/i-caffe-alzheimer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Tiberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 16:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[aggregazione]]></category>
		<category><![CDATA[alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[terza età]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://adanazionale.it/?p=13631</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Loretucci (Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma) La malattia di Alzheimer è la forma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="726" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-1024x726.png" alt="" class="wp-image-13635" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-1024x726.png 1024w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-300x213.png 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-768x545.png 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-1536x1090.png 1536w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1-650x461.png 650w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2025/01/Copia-di-Senza-titolo1.png 1748w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-right">di Francesco Loretucci</h2>



<pre class="wp-block-verse has-text-align-right">(Docente di Psicologia Generale in convenzione presso la Sapienza Università di Roma)</pre>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">La malattia di Alzheimer è la forma più comune di degenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio presenile. L’OMS certifica che oltre 55 milioni di persone convivono con questa patologia che rappresenta una delle principali cause di non autosufficienza tra gli anziani. Nel report della Lancet Commission pubblicato nel 2024 conclude che circa il 50% dei casi di Alzheimer potrebbe essere evitato agendo a livello preventivo su 14 fattori di rischio quali ipoacusie, bassa istruzione, depressione, perdita della vista, inattività fisica, diabete, abuso di alcool, ipertensione, ipercolesterolemia, fumo, obesità, traumi cranici, inquinamento atmosferico ed isolamento sociale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, secondo l’Osservatorio Demenze, i malati di Alzheimer sono circa 600.000, coinvolgendo nel loro sostegno circa 3.000.000 di persone. La ricerca medica sviluppa nuove terapie lavorando principalmente sull’individuazione dei marcatori della malattia che permettono di effettuare diagnosi precoci. Una particolare attenzione va riservata al sostegno da fornire alle famiglie. Pesa su di loro un costo sociale elevato, mancando punti di riferimento sul territorio nazionale, ad eccezione di quelli sostenuti dalle associazioni dei pazienti. In riferimento al problema sociale sono nati da qualche anno, e stanno crescendo costantemente di numero, centri di aggregazione per problemi legati alla malattia denominati “Caffè Alzheimer”. I locali sono generalmente ospitati in centri sociali, in parrocchie, in circoli culturali o sedi di associazioni di volontariato. L’accesso è libero e può essere promosso attraverso i servizi socio sanitari delle Asl. I “Caffè Alzheimer” nascono come centri nei quali è possibile promuovere e coordinare attività socio-sanitarie per condividere i problemi derivanti dalla malattia alleviando il peso dell’assistenza h24 per i familiari. I lavori svolti variano dall’attività fisica quali la ginnastica dolce, yoga, thai ci, a quelli ricreativi quali disegno, pittura, teatro e musica. Nelle strutture inoltre gli psichiatri ed i psicologi svolgono con i pazienti attività mirate al potenziamento cognitivo valutando gli eventuali miglioramenti e modulando le terapie alle condizioni del singolo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa attività terapeutica dimostra come i centri non svolgano una semplice attività di parcheggio dei pazienti ma contribuiscano alla loro cura diminuendo i sintomi depressivi sia per il malato che per i parenti che li assistono. &nbsp;I “Caffè Alzheimer” sono nati nel nord Europa negli anni 80 del Novecento e sono iniziati ad attivarsi in Italia nel 2008 su iniziativa del professor Marco Trabucchi. Attualmente in Italia sono presenti 50 “Caffè Alzheimer”. Essendo i costi della gestione strutturale non molto alti, attingendo al Fondo Alzheimer nazionale e al Fondo Sanitario in breve tempo si potrebbe arrivare a istituirne una decina a regione. Ultimamente per avere fondi per la loro costituzione la Fondazione Maratona Alzheimer ha scritto alla Presidente del Consiglio sollecitandola ad inserire i “Caffè Alzheimer” nella rete dei servizi territoriali e sanitari. Le associazioni di volontariato, per la loro conoscenza del territorio dove operano, possono essere gli attori principali utili ad incrementare la loro presenza in Italia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nutrizione è salute</title>
		<link>https://adanazionale.it/archivio-2019/nutrizione-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Sole De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 13:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archivio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://adanazionale.it/?p=219</guid>

					<description><![CDATA[Vi invitiamo a leggere attentamente le slides che seguono che hanno lo scopo di illustrare sinteticamente come una giusta nutrizione è alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="immagineArticolo wp-block-post-featured-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="780" height="406" src="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/07/notrizionhe-salute.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" style="object-fit:cover;" srcset="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/07/notrizionhe-salute.jpg 780w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/07/notrizionhe-salute-300x156.jpg 300w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/07/notrizionhe-salute-768x400.jpg 768w, https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/07/notrizionhe-salute-650x338.jpg 650w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></figure>

<p>Vi invitiamo a leggere attentamente le slides che seguono che hanno lo scopo di illustrare sinteticamente come una giusta nutrizione è alla base di un corretto funzionamento della propria salute. La nutrizione è la scienza che studia il rapporto tra la dieta e lo stato di salute o malattia e lo stesso Ippocrate affermava &#8221; Lascia che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo&#8221;.</p>
<p>Un importante focus è rappresentato dall&#8217;alimentazione durante la terza età. Il documento mostra le pratiche corrette da seguire, i cibi migliori per alimentarsi correttamente e le buone pratiche di vita quotidiana.</p>
<p><a href="https://adanazionale.it/wp-content/uploads/2018/07/nutrizione-è-salute-1.pdf" target="_blank" rel="noopener">Nutrizione è salute</a></p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
