
di Renato Mastrosanti
Formatore manageriale e docente universitario incaricato
Gli anziani sono i pilastri delle nostre famiglie e della società, portatori di saggezza e affetto senza fine. Sono fonte di ispirazione per le generazioni più giovani, trasmettendo conoscenze, valori morali e un senso di appartenenza che solo l’esperienza di vita può offrire.
ADA, federazione nazionale di enti del terzo settore, si occupa principalmente di promuovere i diritti degli anziani, l’intergenerazionalità, la longevità, il superamento delle disuguaglianze sociali.
Le iniziative che persegue in collaborazione con il terzo settore sono rivolte all’inclusione sociale, ai progetti di alfabetizzazione digitale e all’uso della tecnologia, alle politiche per l’invecchiamento attivo, alla valorizzazione delle persone anziane nella società.
Le misure di inclusione sociale prevedono iniziative destinate a contrastare la povertà, la fragilità e l’esclusione sociale e lavorativa attraverso percorsi di inserimento sociale, di formazione e di attivazione al lavoro.
Nuove opportunità per il terzo settore sono offerte dal recente decreto legislativo n. 29/2024, che introduce misure specifiche per prevenire la fragilità delle persone anziane, favorirne la salute e l’invecchiamento attivo.
Promuovere l’invecchiamento attivo è essenziale per creare ambienti che favoriscano il benessere. Per questo le città si evolvono verso modelli più age-friendly, rendendo gli spazi più inclusivi, rimuovendo barriere architettoniche, creando aree verdi e coinvolgendo diversi settori, dall’urbanistica al volontariato.
Soprattutto nelle periferie, dove sono presenti contraddizioni più stridenti, che richiedono politiche di rigenerazione con il necessario coinvolgimento del terzo settore.
Si tratta dello svolgimento di attività di coprogettazione, ai sensi dell’art. 55 del codice del terzo settore, in relazione alla rigenerazione culturale delle periferie, delle aree interne e delle aree svantaggiate, in particolare quelle caratterizzate da marginalità sociale ed economica, degrado urbano, denatalità e spopolamento.
Proprio di questi giorni è la legge 21 febbraio 2025 n. 16, che contiene misure concernenti, tra l’altro, la rigenerazione culturale delle periferie, lo sviluppo locale e territoriale.
Migliorare la qualità della vita degli anziani è possibile, al tempo della rivoluzione digitale, anche attraverso l’uso della tecnologia, attraverso l’alfabetizzazione digitale, lo sviluppo dell’autonomia digitale, il supporto per l’autonomia quotidiana, la permanenza al lavoro.
Si parla infatti di silver economy, l’economia costruita sulle risorse accantonate o possedute dalla fascia di popolazione anziana (con i capelli bianchi, cioè color argento), che, per consistenza ed estensione, costituisce un mercato in costante espansione.
Si tratta di una economia che ruota attorno ai consumi e ai bisogni dei “senior”, cioè di quella parte di società più avanti negli anni, che ha assunto una notevole importanza proprio a causa dell’invecchiamento della popolazione.
La silver economy riguarda quel complesso di attività economiche (prodotti, servizi, occupazione) rivolte non solo alla popolazione anziana, ma anche a quella con 50 anni e più, per quanto riguarda i miglioramenti degli stili di vita in termini di nutrizione, attività fisiche, prevenzione, conciliazione dei tempi famiglia-lavoro, formazione continua.
Ed un nuovo modo di leggere la silver economy è anche quello dell’apporto che i “senior” danno alla nostra società, del loro contributo in senso economico (importanza nell’economia familiare), sociale (partecipazione all’associazionismo e al volontariato), politico (una popolazione numerosa e consapevole), culturale (influenza dell’esperienza).
Torna in mente, a proposito, quanto fu profetica l’esortazione di Primo Levi per capire i mali che affliggono il nostro tempo: “Non c’è futuro senza passato”.